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bouvet et pécuchard

recensioni in disordine sparso

Post taggati barbara garlaschelli

Dic 14 '10

ti riconoscerò, un giorno, nel volo dei gabbiani.

Un foglio di carta che si strappa è una storia che inizia, che viene fuori con un sorriso un po’ prepotente da tutto quel grumo di storie disordinate, arruffate, ferme a metà, finite ma mai scritte, scritte ma sospese, tutte incastrate in un gioco di scatole cinesi l’una nell’altra. E quando viene fuori, quando tocca l’aria, disperde stormi di parole anestetizzate, intrappolate sotto tutto quel bianco, che riprendono coscienza, sangue e polmoni. Una storia che inizia è un nodo che si scioglie, un dolore che si incancrenisce nella carne, un ricordo che prende a sgambettarti nella pancia, perché vuole avere uno spazio tutto suo, finalmente, uno spazio che non sia più solo un’intuizione, uno spazio che abbia anche un luogo, un tempo, una faccia prima di tutto. Uno spazio che sia anche una voce.

La voce di Davì, per come l’hanno ascoltata le mie mani, è quella delle tenerezza.
E di una giovinezza che non sa d’essere giovane. Una giovinezza ingenua, senza la pretesa di trasformarsi in qualcosa di definito, senza il bisogno d’avere un nome, una terra, delle radici. Una giovinezza che ancora crede che sia la solitudine la chiave, il non accorciare mai troppo le distanze emotive, quelle che ti permettono di camminare lungo la tua strada, incrociando di tanto in tanto le impronte degli altri senza mai rischiare di sovrapporle alle tue. Una giovinezza, quella di Davì, che ha gambe abbastanza forti da non fermarsi mai, perché non c’è ragione per smettere di correre, per rimanere fermi in un punto, per costruire una casa che non abbia un cielo stellato come soffitto. Davì non ce l’ha dentro, questa ragione.

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